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La storia   


Messina e lo Stretto sono una cosa sola.
Lo Stretto è incontro di mari che si fanno fiume;
di alti monti e lagune che stringono un mare
ribollente tra gorghi, impossibile da imbrigliare.
Luogo fatto di luce e d'acqua che scorre cangiante
in direzioni opposte, simile a un fiordo nordico
dove il vento non ha mai pace e il mare si insinua
blu e profondissimo. Messina domina questo
spettacolo incantato avvolta nei suoi colori mai
uguali; essa è crocevia di un traffico intensissimo
da e per il continente, e anche per questo non è
città che si sveli agli occhi del turista distratto.
Occorre visitarla con la curiosità colta dei viaggiatori
d'altri tempi, allora essa svela una straordinaria
ricchezza d'arte, di civiltà e di tradizioni. Una cena
indolenza (che è fatale in una popolazione abituata
a veder più volte, nel corso dei secoli, distrutto
dalla furia della natura e della storia quasi tutto ciò
che ha costruito) è tipica dell'atmosfera di questa
città. Messina considera del tutto scontato il fatto
di possedere uno degli scenari più belli al mondo,
così come non ostenta i preziosi tesori d'arte
custoditi nelle sue chiese, e nei suoi palazzi.
Occorre perciò, al visitatore, uno spirito indagatore
e la voglia di ricostruire come in un mosaico i
tasselli di un passato glorioso.

Un soggiorno a Messina, infine, risulta strategico
per chi voglia agevolmente scoprire la più parte dei
luoghi affascinanti che le fanno corona appena
oltre il mare o nell'entroterra.

In poco tempo si raggiungono Taormina e Milazzo,
Tindari e le Isole Eolie, il versante nord dell'Etna e
i boschi dei Nebrodi.

         

I greci di Calcide in Eubea, guidati da Periere e Cratemene, pongono in riva allo Stretto Zancle, una delle prime colonie d'occidente (sec.Vlll a.C). Presto la zecca cittadina inizia a battere monete tra le più antiche al
mondo, avviando una consuetudine mantenuta fino al set. XVII. L'originaria popolazione di Zancle viene però sopraffatta da altre genti provenienti dalla greca Messenìa, ed è così che il nome del sito muta in Messene (secV a.C.). Tale nome resiste fino a quando la città viene occupata dai Mamertini, mercenari campani già al soldo di Siracusa (sec.III a.C.). Roma, chiamata in Sicilia da Messina, origine della prima Guerra Punica, vi si lega con uno speciale trattato facendo di Messina (questo il nome romano) un porto militare e un attrezzato scalo commerciale. Da questo antico stato di cose accentuatosi sempre più nel Medioevo, Messina trae una speciale condizione economica e una fisionomia politica particolare che la portano a divenire una sorta di città-stato, analoga a un libero Comune dell'Italia centro settentrionale. La città e il suo territorio sono gli ultimi a cadere nelle mani degli arabi nel IX secolo e i primi a liberarsene grazie al Gran Conte Ruggero il Normanno che, nel 1061, da qui muove alla riconquista di tutta la Sicilia. I primi re normanni fondano il palazzo reale di Messina e il monastero del SS. Salvatore, attrezzato con un importantissimo "scriptorium" in cui si producono e conservano preziosi codici: segni di prestigio e cultura, rispettivamente, alla base della fisionomia autonomistica della città rispetto al regno di Sicilia e dell'insofferenza per il ruolo egemone di Palermo nell'Isola. Con le imprese oltremarine connesse alle Crociate, Messina, ulteriormente fortificata da Riccardo Cuor di Leone, è un porto fondamentale per il viaggio delle armate occidentali in Terra Santa. Vi fioriscono i commerci e suoi mercanti fonderanno una "loggia" in Medioriente. In un crescendo interrotto solo dalle vicende del "Vespro" nel XIII secolo, Messina giunge al periodo d'oro della sua storia: tra il Quattrocento e la fine del Seicento. L'Umanesimo fiorisce con il grande Antonello, il grecista Costantino Lascaris, il geniale Francesco Maurolico, il matematico Giuseppe Moleti, il Montorsoli e tante altre personalità attive nella fiorente città. A tal segno giunge la ricchezza di Messina nel corso del XVII set., che essa, ormai sede vicereale in cui il Viceré ha l'obbligo di soggiornare per almeno metà dell'anno, propone alla corona di Spagna l'acquisto dell'intera Sicilia orientale, in contanti, per istituirvi un vicereame a sé stante. La Spagna, nell'intento di ridimensionarne la potenza finisce per scatenare la reazione sotto forma di quattro anni di guerra (1674-1678). Messina, prima assistita da un corpo d'armata inviato in soccorso da Luigi XIV di Francia (il "re sole") e poi abbandonata nell'imparì lotta, alfine soccombe. Ancora uno sprazzo di luce vive la città nel Settecento dando, tra l'altro, i natali al grande architetto Filippo Juvarra ma un gran terremoto, nel 1783, la abbatte di nuovo. Di nuovo risorge e partecipa ai moti risorgimentali dell'Ottocento ribellandosi, prima in Italia, il primo settembre 1847. Un altro catastrofico sisma, nel 1908, vibra un colpo mortale alla città. Quasi 70.000 cittadini muoiono... Messina rinasce ancora, questa volta nelle vezzose forme dell'architettura eclettica dei primi del Novecento, ma l'ultima prova le tocca in sorte sotto forma di devastanti bombardamenti alleati, nell'estate del 1943.