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Rocca Guelfonia

Rocca Guelfonia

Sul viale Principe Umberto, dove oggi sorge il Sacrario di Cristo Re, a circa 60 metri s.l.m. sorgeva un tempo il castello di Matagrifone o Rocca Guelfonia. La fondazione di questa struttura difensiva affonda quasi certamente nelle origini della città. La sua posizione su una collina dominante, così vicino al centro storico, ne hanno fatto sempre un punto privilegiato per il controllo della città e del porto. E' assai probabile infatti che Polibio si riferiva a questa Rocca nel racconto sui Mamertini che si impadronirono di Messina scacciando il presidio cartaginese dalla fortezza. Durante la dominazione normanna l'edificio, che doveva essere poco più di una torre fortificata, venne ampliato fino a trasformarsi sotto gli Svevi in una poderosa fortezza. Altre notizie attribuiscono la sua costruzione a Riccardo Cuor di Leone che, a Messina in attesa di proseguire verso il Santo Sepolcro (1190), avrebbe edificato o comunque rinforzato la fortezza per tenere a freno i "Greci" messinesi che non vedevano di buon occhio la sua presenza in città (da cui un'interpretazione del nome come MataGriffones, cioè ammazza Greci). A Riccardo Cuor di Leone è attribuito un aberrante massacro di cittadini messinesi nell'indifferenza di Filippo Augusto di Francia (anch'esso in città) e dell'allora re di Sicilia, Tancredi d'Altavilla che si accontentò di diplomatiche scuse. Durante la guerra del Vesproi Francesi si rifugiarono all'interno delle sue mura ottenendo in seguito di lasciare illesi la città. Grossi lavori di ampliamento del castello, divenuto intanto residenza regale, furono eseguiti nella prima metà delXV secolo mentre regnava Ferdinando il Cattolico come attesta l'iscrizione di una delle torri superstiti. Ancora nel XVI secolo durante il regno di Carlo V,con la fortificazione dell'intera città venne rinforzata la struttura che era stata notevolmente danneggiata dall'esplosione del deposito delle munizioni colpito da un fulmine nel 1516. Negli anni della rivoluzione antispagnola (1674-78), fu conquistata dai Messinesi che vi tentarono una sfortunata resistenza. Gravi danni furono causati da imponenti bombardamenti nel 1718-20 e soprattutto da quelli del 1848 scagliati dal forte S. Salvatore e dalla Cittadella. Nel 1838 fu trasformata in carcere per ospitare i detenuti fatti sloggiare dal vecchio sito che doveva servire per la costruzione del Teatro S. Elisabetta.(oggi Vittorio Emanuele). Anche in questo caso il terremoto del 1908 fu distruttivo; della vecchia fortezza rimangono la Torre poligonale restaurata dopo il disastro con l'iscrizione del XV secolo e resti imponenti delle mura insieme all'ingresso cinquecentesco della fortezza, ancora oggi visibile in via delle Carceri, che si presenta come un portale monumentale a bugne sormontato da un mascherone. Nonostante un decreto del Ministero della Pubblica Istruzione del 1925 avesse posto sotto vincolo i resti della Rocca, si procedette a una quasi totale distruzione dell'area su cui nel 1937 fu inaugurato il Sacrario di Cristo Re, su progetto dell'ingegnere F. Barbaro, e la piazza belvedere ricavata ad Est intitolata a G. A. Montorsoli. L'odierna costruzione, che contiene al suo interno le spoglie di molti Messinesi morti in guerra, si presenta come un imponente edificio di forma ottagonale con un'alta cupola alla cui base sono inserite otto statue in bronzo raffiguranti le Virtù teologali e cardinali eseguite dal romano Teofilo Raggio. In cima alla scalinata d'accesso troviamo una statua di Cristo Re opera di T. Calabrò.