Home » Turismo » Itinerari Turistici » Palazzi » Il Teatro Vittorio Emanuele

Il Teatro Vittorio Emanuele

Teatro Vittorio Emanuele

Il Teatro Vittorio Emanuele si affaccia sulla via Garibaldi sull'area che dal XIV secolo era stata occupata dalla chiesa del Carmine e dopo il sisma del 1738 dalle Carceri cittadine. Il 2 ottobre 1838 Ferdinando II di Borbone ordinò la costruzione di un nuovo teatro, accogliendo le istanze dei Messinesi che mal sopportavano l'edificio carcerario in pieno centro e non più soddisfatti dal vecchio teatro La Munizione. Le polemiche sorte dopo la scelta di Pietro Valente come architetto (probabilmente perchè napoletano), da parte della commissione presieduta dallo scenografo A. Niccolini, ritardarono la costruzione che ebbe inizio solo il 23 aprile 1842. La fabbricazione andò avanti per dieci anni e l'edificio fu inaugurato il 12 gennaio del 1952 in occasione del compleanno di Ferdinando II. Inizialmente fu intitolato a Santa Elisabetta in onore della madre del sovrano Elisabetta d'Aragona e prese l'attuale nome il 13 settembre 1860. La società segreta dei Carbonari, tentò di boicottare la sera dell'apertura senza successo: infatti l'inaugurazione fu ricordata come un'esplosione di luci e di mondanità. Tutta la borghesia venne a vedre l'opera "il Pasha di Scutari" di Gaetano Donizzetti, il cui titolo originale "Martin Falero" era stato censurato dai Borboni perchè ricordava il Doge veneziano che si era ribellato contro l'aristocrazia della città nel XIV sec. Il teatro prospetta con un portico a tre arcate su cui poggiano eleganti colonne doriche; sopra, un loggiato avanzato che consentiva il passaggio delle carrozze; su di esso si ammira un gruppo scultoreo in marmo scolpito nel 1847 da Saro Zagari che rappresenta Il Tempo che scopre la Verità. L'esterno, in pietra siracusana, a bugnato è di chiara architettura neoclassica con la parte frontale ornata da sculture e bassorilievi dello Zagari che rappresentano scene della vita di Ercole e sedici drammaturghi e musicisti famosi. L'interno, completamente rifatto, comprendeva una sala a ferro di cavallo e quattro ordini di palchi bianco-oro; il soffitto era stato dipinto da Giacomo Conti e gli splendidi stucchi realizzati da Placido Di Bella. Il sipario, dipinto da Michele Panebianco, rappresentava Gelone che accorda pace ai vinti Cartaginesi a patto di non più sacrificare vittime umane (il bozzetto originale si può ammirare presso il Museo Regionale). Il teatro comprendeva inoltre vari locali e sale che servivano per iniziative mondane e culturali. La perfetta acustica era argomento di testi scolastici di fisica. La sera del 27 dicembre 1908 fu rappresentata l'Aida di Giuseppe Verdi diretta dal maestro Franco Paoloantonio, poche ore dopo un disastroso terremoto distruggeva la città e buona parte del teatro. Tuttavia il sisma, pur avendolo reso inagibile, risparmiò il perimetro dell'edificio e le parti decorative; se non vi fossero state delle evidenti priorità edilizie la sua ristrutturazione non avrebbe richiesto tempi lunghi ma la ricostruzione post-terremoto era certamente più urgente. I bombardamenti della II guerra mondiale e l'incuria fecero il resto lasciando il teatro in totale abbandono. Negli anni '50 furono eseguiti dei lavori di restauro che consentirono nelle serate del 28 e 29 dicembre 1968, per il cinquantenario del terremoto, un'edizione ridotta dell'Aida diretta dal maestro Ottavio Ziino con la stessa bacchetta (recuperata tra le macerie) del 1908. Negli anni '70 si provvide allo svuotamento totale del teatro e in seguito, dall'agosto 1982 al dicembre 1985, al suo ripristino preceduto da una inaugurazione il 25 aprile dello stesso anno affidata al maestro Giuseppe Sinopoli, compositore di origine messinese. Oggi il teatro Vittorio Emanuele si presenta con l'esterno originale e l'interno completamente rifatto. Il soffitto è decorato da un dipinto di Renato Guttuso che rappresenta il Mito di Colapesce.