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Monte di Pietà

Monte di Pietà

Durante la processione del Corpus Domini si ripropone una tradizione popolare legata al Vascelluzzo. Nel 1551 una bolla del papa Leone X incentivò la costruzione di opere pie come i monti di pietà per liberare il popolo dalle grinfie degli usurai. Nel 1581 l'Arciconfraternita degli Azzurri (dal colore del mantello usato dai confrati nelle cerimonie) che negli anni precedenti aveva edificato un ospedale in città, fonda il Monte di Pietà. Inizialmente sorse in un'area in cui qualche anno prima, sulle rovine di una precedente chiesa intitolata a S. Basilio, la stessa confraternita aveva eretto la chiesa di S. Maria della Pietà. Nel 1616 fu affidata all'architetto gesuita Natale Masuccio la costruzione dei nuovi locali in un'area antistante la chiesa. Il Masuccio moriva nel 1619 avendo realizzato la sola parte inferiore dell'edificio. Da questo momento un anonimo architetto ne continua i lavori rispettando probabilmente i bozzetti del predecessore. Ma è solo nel '700 che l'edificio assume l'aspetto attuale; nel 1741, in occasione della ricorrenza del secondo secolo di vita degli Azzurri viene eseguita la bella scalinata che internamente conduceva alla chiesa, su progetti e disegni dell'architetto A. Basile e del pittore P. Campolo, in marmo venato di rosso proveniente da Taormina. La scalinata rese l'interno altamente scenografico grazie anche al declivio del terreno e alla forma piramidale della chiesa. Al centro, a metà della scalinata, venne inserita una fontana marmorea con la statua dell'Abbondanza opera del messinese Ignazio Buceti (tutt'ora presente). Sempre in questo periodo vengono inserite sei nicchie, presumibilmente per ospitare statue, sulla facciata principale e il fronte viene sollevato raggiungendo una notevole altezza. L'edificio si affaccia su via XXIV maggio con un bel prospetto settecentesco caratterizzato da un portale a bugnato con sopra una lapide marmorea su cui si legge "MONTE DI PIETA'" e sopra l'arco una targa recita "MAIOR OMNIUM CHARITAS 1789" a ricordo dei rifacimenti eseguiti dopo il terremoto del 1783. Sui lati vi sono quattro finestre alternate a sei nicchie. Ci resta molto poco del piano superiore. Superato il portale d'ingresso ci si trova in un atrio con volta a botte con sulla destra una porta al cui interno una scala conduceva ai piani superiori e, di fronte, una fontana monumentale con un putto a cavallo di un delfino, del 1732. Il vasto cortile da cui parte la gradinata portava alla chiesa (di cui si sta rifacendo la facciata) che un tempo era ornata da preziosi quadri, come la Pietà del Guinaccia e numerosi affreschi di Filippo Tancredi e di Placido Campolo che, già danneggiati dal terremoto del 1783, andarono purtroppo perduti (tranne i quadri che si trovano presso il Museo Regionale e i ritratti dei governatori dell'arciconfraternita che si trovano presso la sede degli Azzurri) dopo il sisma del 1908. La II guerra mondiale provoca altri danni alla struttura già compromessa e solo nel 1979 si comincia il restauro dell'intero complesso. Oggi l'edificio, di proprietà degli Azzurri, è spesso usato per manifestazioni culturali come rappresentazioni teatrali, concerti e mostre.